Progetto senza titolo (6)

Astrofisico mancato, cuoco improvvisato, ingegnere per scelta. Oggi vi presentiamo Luigi

Oggi vi presentiamo Luigi, ingegnere biomedico con un dottorato conseguito presso l’Istituto di BioRobotica – Scuola Superiore Sant’Anna, fa parte del team Aitronik dal 2023. La sua curiosità lo spinge a esplorare costantemente nuove realtà, andando ben oltre i confini dei laboratori e delle formule matematiche.

Appassionato di viaggi e nuove culture, Luigi ama immergersi in ciò che è diverso, convinto che ogni esperienza arricchisca il suo bagaglio personale e professionale. La musica e il cinema sono per lui strumenti di conoscenza, ma anche modi per evadere dalla routine e alimentare l’immaginazione.

Abbiamo cercato di conoscerlo meglio al di fuori dell’ufficio, attraverso domande semplici che hanno rivelato una personalità vivace, con una sana nostalgia del passato e un’infinita voglia di scoprire.

Superquark, squali e sogni spaziali

Se potessi scegliere un lavoro diverso da quello che faccio oggi, punterei dritto verso le stelle. No, non sto parlando di carriera in TV, ma di astrofisica. Colpa (o merito?) di Piero Angela. Da piccolo il mercoledì sera era sacro: Superquark, VHS registrata e inserto sugli animali. I miei eroi? Gli squali. Sì, perché a 9 anni nulla è più affascinante di una creatura del genere per un giovane di provincia.

Poi crescendo lo spazio è diventato la nuova ossessione. L’idea di essere solo un granello di sabbia nell’universo aveva per me un significato così profondo da sembrare quasi poetico. Guardare l’infinito e provare a capirlo. O almeno provarci. Un po’ come il Piccolo Principe, solo con meno rose e più equazioni.

Spoiler: non ho fatto l’astrofisico. Né l’astronauta (perché non ho il fisico).

Sveglia, caffè e zero pensieri

La mia mattina perfetta inizia senza pensieri precisi. La mia mente vaga, concentrandosi solo su una domanda: “Che ore sono?”. Solo dopo il primo caffè il mio cervello si attiva completamente.

A proposito di chiarezza, la risposta al mio film preferito è inequivocabile: Gattaca, un film del 1997. Vi dice qualcosa? 

In una America futuristica, è possibile far nascere esseri umani con un preciso corredo genetico, evitando quindi l’insorgenza di malattie o, banalmente, difetti estetici. In questo mondo la maggior parte delle persone è perfetta sia mentalmente che fisicamente. In virtù della loro perfezione i lavori più prestigiosi e i posti più alti della società sono destinati a loro. Al contrario, chi non è nato “in-vitro”, i cosiddetti “non-validi”, è relegato ai margini della società, costretto ai lavori più umili. Il protagonista è un “non-valido” con un grave difetto cardiaco, il cui sogno è diventare astronauta (impossibile per la sua posizione sociale!)

Grazie alla sua forza di volontà e con la complicità di un suo amico “valido” costretto sulla sedia a rotelle per un incidente (e quindi rifiutato dalla società), il protagonista riuscirà a camuffarsi per un “valido”. Dopo una vita di sforzi, impegno e difficoltà il nostro protagonista riuscirà a diventare astronauta e fare il suo viaggio spaziale.

Romantico, non credete? Un bello schiaffo ai classisti! Anche partendo da zero, da un borgo arroccato, da una cittadina di provincia o da una situazione complicata si può raggiungere anche ciò che sembra impossibile!

Melenso ma motivante!

Passiamo allo studio:

La mia materia preferita all’università?

Campi elettromagnetici e radiazioni ionizzanti.

Perché? Perché è poesia invisibile. C’è tutta un’energia che ci attraversa e noi manco ce ne accorgiamo.
In più, si prestava a fare battute tipo “è un campo… vasto!”. (Sorry.)

No, non amavo le materie mediche. Sì, ho fatto ingegneria biomedica. Non fate troppe domande.

Fuori dal lavoro mi perdo in storie. film, musica, viaggi.
La musica è sempre stata una passione da nerd curioso: mp3, band sconosciute scovate alle 2 di notte.
Il viaggio? Una finestra sul mondo. E se la risposta vi sembra da colloquio, beh… forse dovremmo rivedere anche i colloqui.

Però il viaggio che ha segnato un cambiamento non è dall’altra parte del mondo né caratterizzato dalla conoscenza di nuove culture ma è un viaggio in treno sulla tratta Roma-Pisa, il viaggio fatto da tanti universitari.

Una volta, su un regionale diretto a Pisa, cercavo di risolvere un problema di Fisica I e mi veniva tutto tranne che la soluzione. Di fianco a me, tre ragazzi brindavano con gioia al dottorato appena preso. Io invece guardavo un foglio vuoto e pensavo: “non è il mio mestiere”.
Alla fine presi 20.
Oggi, a distanza di tempo, ricordo quel treno con affetto. Non perché mi abbia cambiato la vita, ma perché mi ha insegnato che i problemi, visti da lontano, sembrano sempre più piccoli.

Tra le varie passioni, la cucina è l’ultima che ho coltivato, spinto unicamente dal piacere di imparare.

Niente masterclass, né piatti da sfoggiare su Instagram: solo un essere umano, una padella e una mozzarella con pomodoro servita in chiave “gourmet”,L’unica soluzione possibile quando fuori ci sono 35 gradi e accendere i fornelli è un’impresa.

Per il resto, la mia cucina è semplice e ancora in evoluzione, dato che ho iniziato da poco più di un anno.

Tra dieci anni? Non lo so, ma spero ci sia il Giappone

Non ho un piano a dieci anni. Non ho nemmeno un piano a dieci giorni.
Mi vedo sempre me stesso, forse con una casa più grande, una macchina meno rumorosa e magari, finalmente, con quel viaggio in Giappone spuntato dalla lista.

E se potessi tornare indietro?

No, tutte le scelte che ho fatto (anche indirettamente) mi hanno portato a dove sono ora. Sinceramente non riesco a vedermi diverso da quello che sono ora, circondato da altre persone. Se potessi tornare indietro mi darei semplicemente una pacca sulla spalla di incoraggiamento, nulla di più.

Come direbbe Frida Kahlo:

“La mia strada l’ho scelta, e non me ne pento.”

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